martedì 10 novembre 2020

Psicoterapia e Trauma



 Marco è un uomo di 43 anni, alto, magro, fisico atletico, pelle chiara, capelli scuri, occhi neri profondi… le prime impressioni che ho avuto incontrandolo, sono state  di un uomo forte e sicuro di sé come figura maschile, molto comunicativo e con una forte capacità introspettiva. Già dal primo colloquio lui si mostrava disponibile, ricettivo e di una gentilezza passiva che, appunto,  denunciava una sua insicurezza e il tentativo di assoluto controllo dell’aggressività.

Ultimamente si sentiva in ansia e in panico. Non riusciva a prendere sonno facilmente e durante la notte si svegliava tante volte riferendo di incorrere in incubi ripetuti e di sentirsi molto ansioso da quando si era separato dalla moglie. Era la prima volta che si rivolgeva ad uno psicologo e come tante altre persone, lui non considerava rilevante una figura professionale come lo psicoterapeuta per l’aiuto in queste situazioni.  

Ci sono tante cose su cui riflettere in questo caso, vista la ricchezza di materiale clinico e storia di vita, però prenderò in considerazione soltanto un piccolo pezzo che trovo interessante da condividere perché è una comunicazione di sentimento che rilevo con frequenza nelle persone.

Marco mi descrive i suoi incubi: 

“Sono in un aereo supersonico e viaggio nello spazio. Ci sono tanti buchi neri e mi vedo succhiato dentro…”. Mi parla dei suoi sentimenti al riguardo, la sensazione di ansia e paura che sente… Nel tentativo di capire cosa mi comunicava inconsciamente, gli ho chiesto di definire cosa significava per lui il buco nero.

 

Marco:  Non lo so… la solitudine, il vuoto.


 Già dall’inizio avevo percepito la sua esitazione nel compromettersi e coinvolgersi con l’analisi, dimostrando poca disponibilità nell’investimento del lavoro psicologico, quindi la resistenza. La difficoltà soggettiva nel trattare gli appuntamenti mi ha fatto capire che c’era in lui tanta preoccupazione di mantenere il controllo: controllo di sé, degli impulsi, dell’oggetto primario, e, adesso, controllo della seduta, controllo delle mie condizioni? Era chiara la sua resistenza a lasciarsi andare alle sedute per paura di perdere il controllo… Abbiamo stabilito due sedute alla settimana e per facilitare il trasfert sono scesa a compromessi, decidendo di tollerare l’impossibilità di stabilire orari fissi.

Il contratto analitico è stato stabilito e il setting clinico ha funzionato.

La paura ha sempre un senso, delle volte senza ragione conscia ma sempre collegata a una esperienza passata e rimossa.

Nelle sedute Marco rivelava difficoltà ad esprimere l’aggressività, la fantasia, il pensiero e faceva molta fatica ad evocare ricordi dell’infanzia. Queste difficoltà disegnano uno scenario di eccessiva passività e tutto ciò mi ha fatto pensare ad un evento traumatico. Spesso si guarda un paziente da tanti punti di vista e si dimentica di guardare il trauma che c’è 

davanti  a noi.

 


Marco sembrava appartenere a quel gruppo di casi in cui i segni eccessivi dell'infanzia sono decisivi nella “malattia”. Per pensare teoricamente al suo caso mi viene in mente  Sándor Ferenczi, che, dopo la ripresa di Freud del tema del trauma in “Al di là del Principio del Piacere” (1920), lavora sui concetti presentati dedicandosi all'importanza del trauma nella psiche del bambino. Lui ha notato che le conseguenze di eventi molto precoci sono evidenziate nelle lotte del conflitto edipico e di fronte alle esigenze posteriori di genitalità, quando si manifesta la fragilità di colui che è stato traumatizzato in cui i traumi non sono stati strutturanti, ma disorganizzanti della sua costituzione psichica. Esiste una grande diversità di approcci relativi alla comprensione teorica e alla gestione tecnica delle psicopatologie che coinvolgono traumi precoci. Considerare il trauma come conseguenza dell'impatto della realtà esterna, o come conseguenza di fattori psichici, impoverisce la comprensione della situazione posta. È necessario tenere conto sia dell'importanza del fatto reale, sia il significato singolare che un dato soggetto attribuisce al fatto. 


Quando stiamo davanti a un problema invisibile la paura e l’angoscia aumentano ed è difficile dare un nome a qualcosa che non sappiamo nemmeno cos’è.  E’ attraverso la teoria e la tecnica dello psicoterapeuta che si riesce a trovare il punto di partita per iniziare un lavoro psichico. E’ molto importante capire la persona e tutto quello che ci porta. 

Marco è una figura forte, è un uomo bello, sicuro di sé dal punto di vista fisico ed economico, ma perché allora la paura di essere abbandonato e di rimanere da solo? I sogni simboleggiavano molto di queste angosce. Andiamo oltre: la sua sicurezza era costruita sulle basi della paura dell’abbandono, così, la separazione ha legittimato le sue paure inconsce, che tornavano alla coscienza investita di energia libera: l’angoscia, la paura senza significato, i sogni che il vuoto lo divorasse… era un modo che il suo psichismo trovava per dare senso a un pezzo frammentato della sua storia.

 

Comprendere se stessi è l’unica via alla guarigione e per arrivare a questo ci vuole maturità e amore. Amore è una parola che uso spesso perché ha un senso pieno, è generale, è globale, è infinito. E’ pertinente sempre. E per avere cura di una persona ci serve amore. Amore per gli altri, per la teoria, per gli studi, per la tecnica. Amore per se stessi e, di conseguenza, amore per il tutto, perché possiamo offrire soltanto quello che abbiamo dentro di noi. E’ essenziale aiutare l’altro a trovare l’amore per se stesso attraverso la psicoterapia.




Referenza bibliografica: 


FERENCZI, Sándor (1931) “Análise de crianças com adultos”. In: Obras completas, vol. IV. Trad. Á. Cabral. São Paulo: Martins Fontes, 1993, p. 78.

venerdì 30 ottobre 2020

Dott. Mezzomo Gisela




Dott.ssa. Gisela Mezzomo, psicologa, psicoterapeuta, specialistin neuropsicologia, specialistain psicoterapia cognitivo comportamentale. Psicoanalista. Esperta in sessualità. 




Sono nata in Brasile, nello stato del Rio Grande do Sul e fin da piccola ho cercato di capire le ragioni della sofferenza in generale. A 18 anni sono entrata  all’Università di Passo Fundo, credendo che sarei diventata un medico veterinario, però due anni dopo ho deciso di cambiare corso e ho iniziato a studiare psicologia. Sono stati  cinque  anni di intensi studi teorici, applicazioni pratiche ed esperienze, che porto con  me  fino  ad oggi. 

Mi sono laureata  nel 2005  e  un  mese  dopo  ho  iniziato  a  lavorare  come  psicologa  e  psicoterapeuta presso il Sistema Unico di Salute (SUS) di un piccolo paese (Serafina Correa) del sud Brasile.

In quel periodo ho potuto eseguire migliaia  di  consulenze  e  incontri  di  assistenza  psicologica.Ho assistito e accolto persone che mi hanno portato diversi e svariati casi clinici, ciascuno con la propria peculiarità, con la propria storia e i propri vissuti. Ho visto migliaia di persone nel ambito clinico, durante i quali sono cresciuta sia come persona, che come professionista.

Ho lavorato con tossicodipendenti, luto, depressionedisturbi d’ansia, attacco di panico, agorafobia, stress, traumi, abuso sessuale, violenza psicologica, abuso, dipendenza affettiva, fobie specifiche e generalizzata, dipendenza sessuale, dipendenza alimentare, disturbo di apprendimento, e tanti altri disturbi nell’ambito sociale, intimo, relazionale e lavorativo

Ho collaborato con l’Assistenza Sociale, coordinandopsicodinamica di gruppo e assistenza domiciliare. Ho anche collaborato con il Foro Giudiziario nei casi di abusi sessuali, violenza domestica, casi di delinquenza, sociopatia, psicopatia e nella valutazione psicologica a scopo di adozione.  

Nel 2007 sono stata nominata coordinatrice dei servizi sanitari presso la Segreteria di Salute municipale locale.

Nel 2008 ho iniziato a far parte di un team di psichiatria per valutazioni preliminari decisive per il ricovero psichiatrico.

Nel 2005, 2006, 2007 e 2008 ho ricevuto il riconoscimento dall’organizzazione sanitaria per il lavoro svolto.

Ho lavorato nello studio privato in Brasile per 5 anni. Nel 2007 mi sono specializzata in Neuropsicologia presso l’Università luterana del Brasile e nel 2008 ho seguito un corso di formazione in psicoterapia cognitivo-comportamentale presso l’Università di Sao Paulo. 

Ho seguito corsi di ipnosi clinica in BrasilePortogallo e a Torino (2005, 2006 e 2013, 2021). 

E’ da 2009 che sono in Italia, qua ho fatto un Master presso l’A.I.S.P.A – Assoziazione Italiana di Sessuologia Psicologia Applicata, a Milano (2010).

Ho un Master in Criminologia Clinica presso l’Associazione Internazionale di Criminologia (2011).

Ho ricevuto il riconoscimento del titolo di psicologo dal Ministero della Salute Roma e sono iscritta all’Ordine degli Psicologi del Veneto a Mestre, con il numero 9187.

Nel 2013 ho scritto un libro in italiano, autofinanziato e in beneficenza all’Onlus San Kalpa, dal titolo: “Le Maschere della Nostra Vita”, dove invito il lettore a riflettere con me su argomenti direttamente legati alla psicologia clinica e sociale.

Nel 2017 mi sono specializzata in psicoterapia psicoanalitica presso l’Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica di Brescia e come tirocinante ho lavorato presso il Consultorio Familiare di Thiene (VI), e, nello stesso Comune, all’Ospedale di Santorso, nel reparto di Psicologia Ospedaliera.

Ho fatto la formazione in EMDR – Eye MovementDesensitization and Reprocessing, (2024) e faccio parte dell’Associazione Italiana di EMDR.

Da agosto del 2014 lavoro nel mio studio privato e da gennaio 2020 faccio parte dell’Associazione ONLUS Sintonia: Consultorio Familiare Socio Educativo di Thiene, ove tengo colloqui di assistenza psicologica.

Parlo quattro lingue: portoghese, italiano, inglese e spagnolo, quindi lavoro on-line in italia e con altri paesi.

Per accedere alle mie pagine, e per contattarmi clicca sul link ⬇️

               https://linktr.ee/Giselamezzomo

 

 

    

domenica 6 settembre 2015

Il Museo della Follia






Inaugurato nella città dei Gonzaga, all’interno del Palazzo della Ragione fino il 22 de novembre possiamo trovare il Museo della Follia che fu curato magnificamente da Vittorio Sgarbi. Presenta poco meno di 250 opere, in un labirintico allestimento organizzato per suggestionare in ogni corridoio o stanza, e racconta un mondo oscuro e affascinante dei manicomi.  Sono Arte e follia, con l'esposizione di 190 opere di Antonio Ligabue da Gualtieri, di cui 12 dipinti e 2 disegni inediti provenienti da collezioni private, e di 37 opere di Pietro Ghizzardi, mai esposte e pubblicate prima. 
Per gli organizzatori è «una preziosa occasione per incontrare lo storicizzato  e conoscere l'inedito, lasciandosi irretire dall'arte di due rappresentanti del '900 mediopadano, che con aria allucinata, senso della natura, adesione a un'umanità al limite della sopravvivenza materiale e spirituale, sono stati capaci di una strenua lotta, anche quando appariva perduta nelle nebbie della follia»"


Il museo e' itinerante, ripercorrendo la memoria di tutti gli ex manicomi, il Museo si articola in 4 sale.
1. Tutti i Santi - Le sculture di Cesare Inzerillo: una installazione dove si ritrovano pazienti, dottori e infermieri, distinguibili solo dai dettagli dell’abbigliamento, ridotti a mummie, uniti dalla improba lotta contro la sofferenza e la morte. 
2. La griglia - Fotografie, dipinti e neon: Novanta ritratti di pazienti selezionati tra le diverse cartelle cliniche negli ex manicomi d’Italia compongono una griglia di oltre 12 metri dove un neon luminoso, seguendo il contorno di ciascun ritratto, dona luce e rumore ai pensieri di ciascun volto. 
3. Sala dei Ricordi - Oggetti abbandonati: decine e decine di teche contengono libri di letteratura in lingua originale che hanno trattato il tema della follia nel corso dei secoli, farmaci ritrovati nei manicomi, effetti personali dei pazienti, giocattoli e disegni dal passato inquietante. 
4. Franco Basaglia - proiezione del video “X-day” dove il professor Basaglia parla della futura legge 180. Inoltre, grazie al contributo del senatore Francesco Marini sarà proiettato un altro video-denuncia sugli ospedali psichiatrici italiani.

Nello spazio espositivo all’interno del Palazzo della Ragione la doppia personale di Antonio Ligabue e Pietro Ghizzardi

"Se non avete timore delle scottature  d'ortica, inoltriamoci  per lo stretto sentiero che conduce al padiglione, e guardiamo che cosa succede la' dentro. Aperta la porta d'ingresso, entriamo nell'atrio."
A. Cechov, Reparto n. 6, 1892.

                                 Cosi inizia il nostro viaggio...

Entrata del museo








Nelle scale ci sono dei bellissimi testi come un diario


"Immagini, documenti, oggetti raccontano le condizioni umilianti  e dolenti dell'alienazione . Nulla di strano o di originale, nulla di specifico, tutto di doloroso"


Sedia Elletrica
Umberto Gervasi, 1939

Il Signore dell mosche
Agostino Arrivabene, 1967

Senza faccia... esattamente come un manicomi si sentiva o si sente...




















Grande cerchio nero e giallo su sfondo rosso
Carlo Zinelli, 1916


Grande monno con gabbia erelirolo bianchi
Ballerine nere sul sfondo giallo
Zinelli




Gioconda modella invereconda
Lorenzo Alessandri, 1927

Lorenzo Alessandri


Antonio Ligabue
Autoritratto

Ritratto di Donna

Cesarina.
La donna amata

Mina 1970 
 La mulata 1972 

Testa di tigre






I muri ci guardno
Sandro Bettin, 1955


Magnifica arte

"pero' non e' mica detto che, perche non ho più casa, io debba sempre star buttata in un manicomio"
Vincenzo Baldini, 1960.



I ritratti ritrovati nelle cartele cliniche di alcuni ex-manicomi compongono una griglia di pltre cinque metri... Un neon luminoso donna luce e rumore ai pensieri di ciascun volto.








"Il Jazz Non e' morto, ha solo un odor strano"
Frank Zappa






Non sono solo le guerre che devastano le persone, ci sono violenze invisibile come i maltrattamenti delle persone fragile, malate e bisognose di aiuto che devastano lentamente, e fanno danni non tanto nella carne, ma nell'anima, destinati a portare per sempre i segni e le cicatrice della violenza. Come e' brutto vedere persone umiliando i fragili e indifesi, quelli che hanno avidamente bisogno di aiuto.

Questa mostra ci dimostra come il “folle” puo comprendere ed atraverso la resilienza, sviluppare grande valore, pur nel dolore e nella sofferenza, quella pazzia che per secoli è stata semplicemente condannata e torturata oggi deve essere vista con ugualianza. 



“Albert Einstein sosteneva che solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero "

Psicoterapia e Trauma

  Marco è un uomo di 43 anni, alto, magro, fisico atletico, pelle chiara, capelli scuri, occhi neri profondi… le prime impressioni che ho av...